giovedì 19 luglio 2012

UN NUOVO AMORE

Ieri sera sono arrivato all'appuntamento delle 22.30 con una certa trepidazione, sono ormai due mesi che ci vediamo e tutte le sere ci beviamo il nostro drink, guardandoci negli occhi senza troppe parole. Ci sono momenti in cui le parole non servono e tutto passa attraverso altri canali comunicativi. E così,  in silenzio,  ieri sera mi ha fatto capire che avrebbe voluto aspettare la mezzanotte per festeggiare. I suoi occhi guardano il mondo con la meraviglia di chi ha tutto da scoprire. Mia moglie, in altri luoghi e con un altro amore, con il peso gioioso della giornata sulle spalle, è assopita in attesa del mio ritorno. Non so se i miei appuntamenti serali per la bevuta la rendono felice, forse si o forse no ma nella mia testa preferisco pensare che tutto ciò la renda felice.
Sento le campane in lontanza,è mezzanotte, e mentre camminiamo abbracciati gli do un bacio sulla fronte.
Tra le mie braccia si abbandona ad un ultimo sospiro. E' un nuovo amore, penso tra me e me. Sono passati solo due mesi, ma è amore.

Auguri piccolo Simone, dal tuo papà, dalla tua mamma e dalla tua sorellina.

mercoledì 9 maggio 2012

COMUNITAS

Bisogna sviluppare un educazione alla "comunità". Comunità che sostiene, che sorregge. Comunità che diventa solidale, nel più antico senso del termine, nei passaggi difficili. Comunità fatta di persone che vincono, a volte, e che perdono, molto più spesso di quanto si creda. Una comunità che educa e insegna e non che esprime un mero assistenzalismo.
C'è un vecchio detto orientale che dice più o meno così "Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita."
Una comunità, nel senso più sociale del termine, che non dà pesci ma che insegna a pescare può sorreggere chi in un momento di difficoltà non ha da mangiare.
Comunità che  necessita di essere ri-costruita a partire dalle nostre sconfitte, i mattoni nascosti della nostra esistenza.

lunedì 2 aprile 2012

Il futuro...

Ieri è stato il compleanno di mio nonno. Le più grandi lezioni di economia "biologica" me la ha date lui che aveva la quinta elementare e che mi ripeteva sempre " studia più del tuo nonno perchè un cavallo qualcuno lo compra, un asino ha meno possibilità".Tante volte anche io mi chiedo quale futuro e quale mondo lascerò ai miei figli. Però nel mio piccolo cerco di cambiare le cose che non mi vanno. L'Italia non sta soffocando, stanno soffocando i nostri sogni e la nostra voglia di lottare e questo non va bene....non ci vanno bene i politici? Non votiamoli più e candidiamoci noi...senza impegno diretto le cose non si cambiano da sole! Informiaci, lasciamoci educare, investiamo sulle generazioni future  e facciamo fruttare tutto quello che in Italia abbiamo in abbondanza: paesaggi, cultura, arte, cucina, turismo..e facciamolo con eccellenza, preparazione, studio, continuo aggiornamento..arriviamo a sera stanchi per aver lavorato ma felici per aver regalato un piccolo pezzo di mondo migliore a noi stessi e a chi ci sta vicino. E se poi qualcuno di quelli con la valigia  che è partito deciderà di tornare non facciamo i musoni...sarà un'altra nostra vittoria.

giovedì 16 febbraio 2012

BUON COMPLEANNO MIO PICCOLO CUCCIOLO

Non ti auguro un dono qualsiasi,
Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contenta.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stessa,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.

mercoledì 18 gennaio 2012

A Floriana


 Se avessi il drappo ricamato
del cielo,
Intessuto dell’oro e dell’argento e
della luce,
i drappi dai colori chiari e scuri
del giorno e della notte
dai mezzi colori dell’alba e del
tramonto,
stenderei quei drappi sotto i tuoi
piedi:
invece, essendo povero, ho soltanto sogni;
e i miei sogni ho steso sotto i
tuoi piedi;
cammina leggera perché
cammini sui miei sogni.

W.B Yeats

lunedì 19 dicembre 2011

"Amare ed essere amati sono desideri che abitano la nostre stanza più intima. Quella dove alloggia la Vita."

venerdì 2 dicembre 2011

LIBERTA'

La vera libertà è poter scegliere da chi o cosa dipendere
  
Quante volte, illudendoci, crediamo che la nostra libertà sia il poter fare quello che voglio, quando voglio, come voglio.
Siamo immersi nelle nostre dipendenze invece e se siamo fortunati ce le siamo scelte. Internet, ciò che mangiamo, il nostro smart phone, l'automobile, lo shopping, le vacanze, la religione....sono tutte dipendenze che nel nostro agio possiamo permetterci di scegliere ma che tanti non riescono nemmeno a sognarsi.
Alla nascita dipendiamo totalmente dai nostri genitori, la nostra crescita dipende dalle persone che abbiamo intorno, dagli avvenimenti che costellano la nostra esistenza. Chi decide di sposarsi o convivere o metter su famiglia decide spontaneamente di affidare la propria vita a qualcun altro, decide di "dipendere da". Non ci vedo nulla di negativo in tutto ciò, consapevole che il vero  duro, l'uomo che non "deve chiedere mai", rimarrà deluso da questo mio pensiero.
In quanta parte del mondo però c'è ancora chi non può scegliere da chi o cosa dipendere? Esistono ancora purtroppo persone che non possono scegliere quale Dio adorare, quale donna o uomo amare, che non possono scegliere se curarsi o lasciarsi morire, che non possono decidere da quale "marchio" dipendere, che non possono decidere da chi farsi governare.
Sogno un mondo in cui ognuno possa scegliersi le proprie dipendenze, finalmente libero.


 

giovedì 13 ottobre 2011


Vorrei arrivare al varco con pochi essenziali bagagli,

liberato da molti inutili, inerziali pesi e zavorre

di cui l'epoca tragica e fatua

ci ha sovraccaricato, noi uomini.

E vorrei passare questa soglia

Sostenuto da poche,

sostanziali acquisizioni di scienza e pensiero

e dalle immagini irrevocabili per intensità e bellezza

che sono rimaste

come retaggio.

Occorre credo una catarsi,

una specie di rogo purificatorio

del vaniloquio

cui ci siamo abbandonati

e del quale ci siamo compiaciuti.

Il bulbo della speranza

che ora è occultato sotto il suolo

ingombro di macerie

non muoia,

in attesa di fiorire alla prima primavera.


Mario Luzi

ADOTTATE UNA PAROLA

Qui vi posto il link di un iniziativa lodevole, per chi ama la nostra lingua.

http://adottaunaparola.ladante.it/

Io una parola l'ho adottata...fatelo anche voi!!

giovedì 29 settembre 2011


Il segreto delle Grandi Storie è che esse non hanno segreti. Le Grandi Storie sono quelle che abbiamo già sentito e che vogliamo sentire di nuovo. Quelle in cui possiamo entrare da una parte qualunque e starci comodi. Non ci ingannano con trasalimenti e finali a sorpresa. Non ci sorprendono con l’imprevisto. Ci sono familiari come le …case in cui abitiamo. Come l’odore della pelle del nostro amante. Sappiamo in anticipo come vanno a finire, eppure le seguiamo come se non lo sapessimo. Allo stesso modo in cui sappiamo che un giorno dovremo morire, ma viviamo come se non lo sapessimo. Nelle Grandi Storie sappiamo chi sopravvive, chi muore, chi trova l’amore e chi no. E ciò nonostante vogliamo sentirle un’altra volta.
In questo consiste il loro mistero e la loro magia.

Arundhati Roy, Il Dio delle Piccole Cose

giovedì 1 settembre 2011

IL MARE

L'arte di "governare" la "barca" dura tutta la vita....l'importante è salpare!

mercoledì 29 giugno 2011

CONSIDERO VALORE

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri De Luca, da “Opera sull’acqua e altre poesie”



martedì 24 maggio 2011

Passeggiando in bicicletta...


A volte abbiamo delle meraviglie intorno a noi e neanche ce ne accorgiamo...ecco uno stupendo tramonto visto ieri sera mentre ero in giro in bici con la mia bambina...

e lei, come se ogni volta fosse una strada nuova, trova sempre un motivo per stupirsi...e mentre scrivo, oggi, la memoria ritorna a tre anni fa quando un semplice "si" fu l'inizio di un viaggio meraviglioso.

martedì 10 maggio 2011

Questa è una dedica speciale alla mia lei.

Perchè fa un lavoro che ama.Perchè con una bambina piccola torna a casa alle sette di sera e trova il tempo di organizzare tutto.
Perchè fare sei ore al giorno spezzate è faticoso, fisicamente e mentalmente e perchè sentirsi la parte "debole" della tanto decantata (quanto realmente inesistente) "rete" alla lunga è logorante.
Perchè ha scelto l'unico campo lavorativo dove ad alto carico di responsabilità non corrisponde un'altrettanto adeguata retribuzione. E' dura essere educatrice, professione sempre in bilico tra il volontariato e il "crocerossismo". E poi bisogna far quadrare i conti, e poi "non è giusto che chi inizia adesso prenda quanto me",e poi "mi chiedo perchè devo sempre essere io a cercare i servizi" e poi "inizio a far fatica amore mio e mi chiedo se ne valga la pena".La fatica condivisa pesa meno.
La amo perchè è fiera di quello che fa, della professione che ha scelto, in modo silenzioso.
La amo perchè fa a cazzotti col suo "io" per accettare il mio disordine e a volte ce la fa (altre volte vince il suo io e mi massacra).
E perchè in tutto questo ha scelto di mettere al mondo una vita, insieme a me, senza troppi SE ma con tanti NONOSTANTE....

venerdì 6 maggio 2011

Poche semplici parole


La potenza straordinaria di un gesto "gratis". Siamo abituati a chiederci sempre < Perchè lo ha fatto? Cosa vuole in cambio?>
E' liberante sapere che siamo ancora capaci di gesti così..
E noi? Siamo capaci di ricevere tali gesti quando ci capitano?
Cosa ci passa per la testa quando vediamo, per esempio, una persona sconosciuta che ci sorride?

1) Cazzo c'ha da ridere?
2) Poveraccio, l'ictus ha lasciato il segno...sembra che stia sorridendo
3) Ma sta guardando me?
4) Non so chi sia ma meglio sorridere?
5) Forse è uno dei miei 2389676872'23 amici su Facebook
6) Ci sta provando


Sofia mi vede, sorride, mi corre incontro sgambettando e si butta sulle mie gambe . Io la prendo in braccio e la guardo negli occhi, guardo i suoi denti e il suo sorriso, annuso i suoi capelli, sento il profumo della sua pelle.
Lei sorride , sentendosi protetta, noncurante del fatto che solo le mia braccia la preservano dal vuoto.
Se fossi io al suo posto me la sarei già fatta sotto e cercherei di ritornare con i piedi per terra (che non si sa mai!)..invece lei no, si bea in questa sensazione, non ha paura di niente. Si fida.
Poi si stringe intorno al mio collo e mi dice..< tanto bene papà...>.
La tengo stretta a me e sapendo che tra due secondi vorrà tornare a giocare , piango di felicità ...

Viva la vida!

mercoledì 13 aprile 2011

Adolescenza Senile o Senilità Adolesenziale?

Condivido con voi questo bellissimo articolo di Alessandro D'Avenia che ringrazio, pur non conoscendolo, di aver dato forma e voce ad un pensiero che è anche il mio.L'articolo è stato pubblicato ieri, 12 aprile 2011 sul quotidiano La Stampa.

Mai come in questo momento si parla tanto di giovani e così poco con i giovani.

Mai come in questa stagione culturale si racconta tanto l’adolescenza (appartengo ai colpevoli, sia come scrittore sia come insegnante) e così poco si sa leggerla in questa contingenza storico-culturale.

La contraddizione è soltanto apparente. Ogni cultura si concentra su ciò che non mette più a fuoco e sta perdendo, e sulle parole che nominano quelle cose. A parte cuore, amore, dolore che attraversano tutte le epoche, perché non se ne ha e sa mai abbastanza di quelle tre cose lì, ogni epoca ha le sue parole.

Una parola perduta e per questo oggi abusata è «adolescenza», perché la vita quando perde qualcosa si concentra come un’ossessa sulle parole che risvegliano la nostalgia per ciò che si è perduto. Il nostro non è un Paese per giovani e quindi non si parla d’altro. Abbiamo «adultizzato» (o adulterato?) l’adolescenza e «adolescentizzato» l’età adulta. Per questo la vita grida attraverso di noi ciò che le spetta di diritto, che ogni età realizzi la tensione che le è propria, senza essere soffocata, saltata, pervertita: adulti che fanno gli adolescenti perché non sono stati adolescenti, e quindi non sanno come si faccia a essere adulti; adolescenti disillusi come gli adulti, bruciata la loro capacità somma: creare.

L’adolescenza è l’età in cui si scopre, facendo l’adolescente fino in fondo, il fascino dell’età adulta. Non si tratta di leggere le età della vita come tappe concluse una volta per tutte, ma di integrarle nell’unità storica della persona. Non si tratta di rimanere bambini o adolescenti, ma di conservare ciò che ognuna di queste tappe ha conquistato: la semplicità del bambino e la fame di senso dell’adolescente. Ma cosa hanno di diverso mio nipote di due anni che davanti al frigorifero aperto, sorpreso dal desiderio assoluto, dice: «Cosa posso volere io?» e un mio alunno di 16 anni che, preso da mille cose che lo appassionano e vorrebbe farle tutte, mi confida: «Sto imparando a sognare davvero, a guardare tutto».

Che cosa è l’adolescenza? Come ogni rito di passaggio è un venire alla luce. Il bambino viene alla luce e piange. La mamma lo coccola e il bambino scopre, capisce, impara che la vita è essere amati. L’adolescente viene alla luce nuovamente, ma non bastano più la mamma e il papà. Adesso la vita vuole essere autonoma, vuole le chiavi di casa e non vuole orari: vuole spazio e tempo tutti per sé. Non vuole solo essere amata, vuole anche amare. Non è più lo spazio e il tempo di papà e mamma, ma lo spazio e il tempo di uno spirito che esplode con il corpo e cerca il proprio spazio e il proprio tempo. Cerca la propria storia. Un proverbio ebraico dice che Dio ha creato l’uomo per sentirgli raccontare storie. Solo chi ha una storia può raccontarla. Il bambino racconta la storia di papà e mamma, l’adolescente la sua, la sua unicità da scoprire e incollarsi addosso.

L’adolescenza se è veramente qualcosa è l’entusiasmo del creare. Si è stati creati, anzi pro-creati, e si comincia finalmente a voler creare. Anche i bambini sono creativi, è vero: disegnano, costruiscono, immaginano mondi tracciati anche solo con un dito agitato nell’aria. Ma il creare del bambino è ingenuo e spontaneo, non c’è un io che scopre sé stesso nel creare, ma si bea nel suo pensiero magico in cui non c’è separazione e tutto è dentro tutto. Il creare dell’adolescente è invece spinto da un io che vuole rivelarsi, l’io si separa e si scopre finalmente: solo. Quella solitudine che è croce e delizia dell’adolescente: nessuno lì lo può raggiungere e si espande quel dolce amaro tormento del volere e non volere essere soli, del volere e non volere essere raggiunti, del volere quella solitudine per ascoltarsi e del volere che qualcuno la raggiunga e non ne faccia sentire il peso schiacciante, magari con un «ti amo».

In un essere picciol tempo dura, direbbe Petrarca, l’adolescente è mutevole e instabile: l’io vuole scaturire, venire alla luce, essere creatore, iniziatore. Anche il corpo diventa capace di creare e dare inizio, il corpo diventa il potenziale corpo di una madre e di un padre. Sangue e sperma dispersi finché non trovano per chi costituirsi in carne e dono. Lo spirito vuole creare, il corpo vuole creare.

L’adolescente in questa selva oscura scopre il suo essere individuo, ma ogni venire alla luce si accompagna al pianto. L’adolescente è in conflitto con il mondo, perché è in conflitto con sé stesso. È nel caos di una vita che vuole emergere finalmente nella sua unicità e totalità, percepisce per la prima volta la grandezza della vita come qualcosa che lo chiama e che la vita vuole donargli, ma la vita penetra in lui tutta insieme e lo confonde, lo getta nel caos. Per questo legge, ascolta musica, con una fame che si perderà con l’età adulta, come scriveva Pavese: «Tra i segni che mi avvertono essere finita la giovinezza, massimo è accorgersi che la letteratura non mi interessa più veramente. Voglio dire che non apro i libri con quella viva ed ansiosa speranza di cose spirituali che, malgrado tutto, un tempo sentivo».

All’adolescente sembra di appartenersi, di trovarsi, di scoprirsi, di uscire dal caos quando lo specchio delle parole e della musica e delle storie rivelano l’io incastrato ancora nelle spire del magico tutto infantile. Ma è proprio quel caos che aspira all’ordine, è proprio quel caos che vuole tutto, perché scopre tutto. Per questo l’adolescenza non è età del piacere, ma dell’eroismo, del dono folle di sé anche autodistruttivo, dell’amore assoluto. Ma un adolescente nutrito di piacere perde il caos e si ordina con le piccole cose che spengono la fame.

Questa è la vera novità degli adolescenti di oggi: gli abbiamo dato tutto e non hanno più fame, si è assopita l’essenza creativa del loro essere adolescenti. Per questo tante dipendenze: sintomi – non cause – di una mancanza di ricerca di quel tutto che è la vita e che si vuole abbracciare creando e creandosi. Si compra la felicità subito e si spegne il desiderio del tutto, che è il caos adolescenziale. Caos benedetto che troppo spesso gli adulti cercano di controllare con l’aridità di una disciplina insensata o con il comodo consumismo, invece di incoraggiare quello slancio verso cose grandi: una vetta da conquistare, un mare da attraversare.

L’adolescente va protetto da sé stesso e dal suo caos, al quale spesso soccombe, non soffocandolo, ma incanalando questa forza. Ogni creatore di bellezza lo sa, ogni lavoratore appassionato lo sa, ogni madre lo sa: il caos della vita è creatore, la potenza creatrice è caotica. Non basta controllare il cuore di una centrale nucleare con mura spesse e indistruttibili per evitarne lo scoppio, come purtroppo sappiamo. Perché una centrale non sia pericolosa deve funzionare ed erogare tutta la sua potenza al servizio della vita altrui.

venerdì 10 dicembre 2010

SENTIMENTI ED EMOZIONI

La mia famiglia, luogo di emozioni ma soprattutto di sentimenti che , badate bene, non sono la stessa cosa.
L'emozioni son veloci, intense, fugaci, ti travolgono e poi..altrettanto velocemente svaniscono lasciando a volte un ricordo piacevole, a volte l'amaro in bocca.
Il sentimento si costruisce, si coltiva...il sentimento è lento, ti dondola, ti culla ti protegge o lentamente ti distrugge. Il sentimento richiede fatica, alle volte noia, e silenzio. Per provare un emozione basta poco...L'innamoramento è emozione, è l'inizio di un sentimento, l'amore.
L'emozione è un bambino che non tollera che le cose possano non andare bene, che vuole uniformare il mondo al suo mondo e se così non è si cambia, si cambia oggetto del desiderio alla continua ricerca della propria fotocopia.Il sentimento è una persona finalmente adulta, che ama il bambino ma che lo educa, che sa che non può fermarsi lì.
La mia casa, mia moglie, mia figlia...le amo profondamente, insieme ci "emozioniamo", ci scaldiamo al fuoco di emozioni intense ma soprattutto costruiamo insieme il sentimento che ci lega, un progetto per la nostra vita, insieme costruiamo il nostro amore e ci mettiamo in gioco ogni giorno..costruendoci l'orizzonte,guardando insieme nella stessa direzione.